In breve: i punti salienti

  • Il Santuario nasce dalla devozione alla Madonna di Caravaggio della famiglia Perduca e della comunità di Fumo.
  • Don Orione intuì che quel luogo sarebbe diventato un centro di grazia e di pellegrinaggio, incoraggiando un progetto più ampio.
  • I lavori (1938-1939) furono rapidi e intensi, con il contributo di sacerdoti, chierici, operai e fedeli.
  • L'inaugurazione del 26 maggio 1939 segnò l'inizio di una tradizione mariana tuttora viva.
  • Il cuore spirituale del Santuario resta la centralità di Maria, madre che guida e sostiene il popolo di Dio.
  • Nel tempo il Santuario è diventato un punto di riferimento per famiglie, giovani e pellegrini dell'Oltrepò e delle zone vicine.
  • La storia custodita a Fumo continua ancora oggi attraverso la preghiera quotidiana, le celebrazioni e la vita della comunità.

Le origini

Corvino S. Quirico è un piccolo paese che sorge sulle colline casteggiane dell'Oltrepò, in prossimità della statale Alessandria-Piacenza, la via Emilia (o, per chi ama la storia, la via Romea).

Per il continuo sviluppo agricolo e commerciale, favorito anche dal passaggio della linea ferroviaria, il paese si è spostato nella zona pianeggiante, facendo crescere sempre di più la frazione di Fumo, tra i Comuni di Corvino e Santa Giuletta.

Di Corvino è la famiglia Perduca, e in località Fumo si trovava un loro campo. Famiglia e campo si intrecciano con questa storia: don Arturo Perduca, chiamato per antonomasia il "Canonico", era nato nel maggio 1875. Entrato in seminario ebbe come compagno di studi don Orione; fu ordinato sacerdote nel 1898 e per sessantadue anni si dedicò al servizio della Diocesi e della Congregazione fondata dall'amico.

Sua madre Ermelinda Tacconi, scendendo a Fumo per lavorare il terreno, vedeva aumentare le case e i residenti, ma mancava una chiesa. Nella sua fede semplice desiderava un luogo di culto, possibilmente una cappella dedicata alla Madonna di Caravaggio, devozione molto viva in famiglia. Quel desiderio divenne progetto concreto: dedicare a Fumo un luogo di culto alla Madonna di Caravaggio, con il sostegno convinto di don Orione, che invitava a pensare in grande e a confidare nella Provvidenza.

Gli inizi e la scelta del luogo

Il terreno della famiglia Perduca si trovava oltre la ferrovia Alessandria-Piacenza e, dal punto di vista logistico, avrebbe creato non pochi disagi ai fedeli. Per avere un luogo più accessibile, fu fatta la permuta con una proprietà della famiglia Quaglini prospiciente la strada nazionale.

Con il benestare del vescovo di Tortona e dei capi famiglia di Fumo, l'iniziativa partì con la decisione di dedicare il nuovo tempio alla Madonna di Caravaggio. Don Orione, informato mentre era ancora in America, scrisse con entusiasmo invitando a limitare per ora le spese, ma ad assicurare terreno e spazio per il futuro: "Il Santuario si ampierà e farà del bene, molto".

Tornato dall'America, si recò di persona sul luogo dove sarebbe sorta la chiesa, si intrattenne con alcuni popolani di Fumo e promise che presto sarebbero iniziati i lavori per un Santuario "lungo, largo e bello".

Il progetto di Don Orione

Ispirazione architettonica

Don Orione seguì passo passo la costruzione e scelse personalmente il progetto architettonico. Don Sterpi aveva inviato Michele Bianchi a Genova dall'ingegner Maurizio Bruzzo con un abbozzo in stile moderno, ma al rientro dall'America don Orione espresse una preferenza per uno stile più antico.

L'ingegner Bruzzo suggerì di guardare la basilica di San Vincenzo in Prato a Milano. Don Orione la visitò, ne rimase colpito e, ricevuto il permesso dal cardinale Schuster, fece inviare foto e incisioni all'ingegnere. In pochi giorni il nuovo disegno era pronto.

Le scelte decisive

Nel progetto fu mantenuto lo stile della basilica milanese, con alcune varianti: l'aggiunta del pronao e l'introduzione dell'arco trionfale tra la chiesa e il sancta sanctorum. Anche la cripta fu pensata in modo da risultare ben visibile e spiritualmente centrale.

L'obiettivo restava chiaro: una casa degna della Madonna, capace di accogliere il popolo e di favorire una devozione viva, semplice e profonda.

Costruzione e Provvidenza

L'avvio del cantiere

Il progetto presentato alla commissione diocesana venne approvato all'unanimità. Il 3 maggio 1938 don Perduca diede la prima vangata per l'inizio delle fondamenta; il 15 maggio, delegato dal vescovo Melchiorri, benedisse e pose la prima pietra alla presenza di autorità, sacerdoti, chierici e popolo.

Il Canonico seguiva acquisti, impianti, paghe e organizzazione del cantiere; don Sterpi avviava e assisteva chierici e sacerdoti impegnati come manovali. Fin dai primi giorni Bianchi e l'ingegner Bruzzo tracciarono sul campo le misure, mentre don Orione insisteva: "Avanti, avanti ancora!".

La "santa fatica"

Il ritmo dei lavori fu vertiginoso: da maggio a ottobre lo scavo sparì e i muri maestri salirono rapidamente, grazie a manovalanza abbondante e ben organizzata.

Don Orione descriveva i suoi preti e chierici come "facchini di Dio": facevano calce, portavano pietre e mattoni, lavorando insieme agli operai dell'arte muraria. Il 21 ottobre 1938 fu posta la prima tegola sul tetto; il 29 ottobre venne collocata l'ultima.

Difficoltà economiche e fiducia

Non mancarono difficoltà economiche: le somme iniziali della famiglia Perduca si esaurirono presto nelle fondamenta, mentre materiali e operai dovevano essere pagati con regolarità.

"La Madonna i suoi Santuari se li costruisce e paga da sé".

È celebre l'episodio narrato da don Orione: pregando davanti alla Madonna chiese "almeno un po' di affitto" per una urgenza del cantiere. Poco dopo arrivò un'offerta inattesa, letta da tutti come segno concreto della Provvidenza.

Il 2 novembre 1938 il parroco don Felice Ciparelli celebrò nel Santuario la prima Messa solenne: una tappa decisiva prima del completamento finale e dell'inaugurazione.

L'inaugurazione del 26 maggio 1939

L'inaugurazione fu fissata al 26 maggio, a un anno esatto dall'inizio dei lavori. Don Orione preparò l'evento con grande cura e invitò i fedeli con migliaia di volantini: "La Madonna vi chiama: ascoltate la sua voce".

Nei giorni precedenti, il triduo predicato da don Sparpaglione vide ogni sera la chiesa gremita. Il 26 maggio 1939 Fumo visse una giornata straordinaria: nonostante la pioggia notturna, fin dal mattino il piazzale era pieno di fedeli in attesa dell'apertura del Santuario.

Alle 8 giunse il vescovo Melchiorri per il rito di benedizione. Seguirono la processione con la statua della Madonna nella sua sede, la prima Messa solenne celebrata dal canonico Perduca e il pontificale del vescovo Alfredo Viola.

I canti sacri, le bande musicali, la processione au flambeaux, la supplica e la benedizione conclusiva segnarono una festa memorabile. Su questo schema si modellarono poi le feste annuali del Santuario.

Il gruppo ligneo dell'apparizione

Durante il triduo del maggio 1939 don Orione ricordava che il nuovo tempio era una grazia da accogliere con gratitudine, senza superbia, chiedendo alla Madonna di attrarre tante anime a Cristo e ai sacramenti.

L'anno seguente, il 25 maggio 1940, arrivò a Fumo il gruppo ligneo dell'apparizione, opera della scuola Moroder di Ortisei, accompagnato da cortei di pellegrini e da un continuo alternarsi di preghiere e canti.

Nei pressi di Casteggio la partecipazione assunse proporzioni eccezionali; il giorno successivo la folla era così numerosa che la predicazione dovette essere fatta dalla porta centrale spalancata. Non era più solo novità: cresceva la certezza che questa casa di Maria fosse luogo di benedizione e di grazie.

L'incoronazione della statua (1954)

Ogni anno, attorno alla festa del 26 maggio, sacerdoti, religiosi e fedeli offrirono doni per abbellire la casa della Madonna. Tra le opere principali:

  • le artistiche stazioni della Via Crucis (1942),
  • l'altare di San Giuseppe (1943) e il tabernacolo (1944),
  • pavimento e mosaici della cripta (1946-1949),
  • pavimento del santuario, vetrate e decorazioni delle cappelle (1950-1953).

Il 25 maggio 1954, Anno Mariano, avvenne in forma solennissima l'incoronazione della Madonna. Una lapide marmorea in cripta ricorda l'evento e il legame con la benedizione di Papa Pio XII, presente in spirito.

A presiedere il rito fu il vescovo di Tortona, mons. Egisto Domenico Melchiorri: l'incoronazione divenne il segno visibile di una devozione popolare ormai radicata e condivisa.

Eredità spirituale

Il destino del Santuario è riassunto nelle parole profetiche di don Orione: Maria Santissima, anche da questo luogo, avrebbe chiamato molte anime e fatto sentire ai cuori i conforti spirituali della grazia del Signore.

La storia di Fumo resta la storia di una comunità che ha unito fatica, preghiera e carità concreta, trasformando un desiderio semplice in un'opera stabile di fede.

Il messaggio rimane attuale: onorare la Madonna, condurre le anime a Cristo e custodire un luogo di pace per tutti.

Per questo il Santuario continua ancora oggi a essere luogo di preghiera, celebrazione e pellegrinaggio, memoria viva della Provvidenza e della devozione mariana nel territorio.

"Ho fiducia che Maria Santissima vorrà chiamare molte anime e far sentire ai cuori i conforti spirituali della grazia del Signore".