Le origini
Corvino S. Quirico è un piccolo paese che sorge sulle colline
casteggiane dell'Oltrepò, in prossimità della statale
Alessandria-Piacenza, la via Emilia (o, per chi ama la storia, la
via Romea).
Per il continuo sviluppo agricolo e commerciale, favorito anche
dal passaggio della linea ferroviaria, il paese si è spostato
nella zona pianeggiante, facendo crescere sempre di più la
frazione di Fumo, tra i Comuni di Corvino e Santa Giuletta.
Di Corvino è la famiglia Perduca, e in località Fumo si trovava un
loro campo. Famiglia e campo si intrecciano con questa storia: don
Arturo Perduca, chiamato per antonomasia il "Canonico", era nato
nel maggio 1875. Entrato in seminario ebbe come compagno di studi
don Orione; fu ordinato sacerdote nel 1898 e per sessantadue anni
si dedicò al servizio della Diocesi e della Congregazione fondata
dall'amico.
Sua madre Ermelinda Tacconi, scendendo a Fumo per lavorare il
terreno, vedeva aumentare le case e i residenti, ma mancava una
chiesa. Nella sua fede semplice desiderava un luogo di culto,
possibilmente una cappella dedicata alla Madonna di Caravaggio,
devozione molto viva in famiglia. Quel desiderio divenne progetto
concreto:
dedicare a Fumo un luogo di culto alla Madonna di
Caravaggio, con il sostegno convinto di don Orione, che invitava a pensare
in grande e a confidare nella Provvidenza.
Gli inizi e la scelta del luogo
Il terreno della famiglia Perduca si trovava oltre la ferrovia
Alessandria-Piacenza e, dal punto di vista logistico, avrebbe
creato non pochi disagi ai fedeli. Per avere un luogo più
accessibile, fu fatta la permuta con una proprietà della famiglia
Quaglini prospiciente la strada nazionale.
Con il benestare del vescovo di Tortona e dei capi famiglia di
Fumo, l'iniziativa partì con la decisione di dedicare il nuovo
tempio alla Madonna di Caravaggio. Don Orione, informato mentre
era ancora in America, scrisse con entusiasmo invitando a limitare
per ora le spese, ma ad assicurare terreno e spazio per il futuro:
"Il Santuario si ampierà e farà del bene, molto".
Tornato dall'America, si recò di persona sul luogo dove sarebbe
sorta la chiesa, si intrattenne con alcuni popolani di Fumo e
promise che presto sarebbero iniziati i lavori per un Santuario
"lungo, largo e bello".
Il progetto di Don Orione
Ispirazione architettonica
Don Orione seguì passo passo la costruzione e scelse personalmente
il progetto architettonico. Don Sterpi aveva inviato Michele
Bianchi a Genova dall'ingegner Maurizio Bruzzo con un abbozzo in
stile moderno, ma al rientro dall'America don Orione espresse una
preferenza per uno stile più antico.
L'ingegner Bruzzo suggerì di guardare la basilica di San Vincenzo
in Prato a Milano. Don Orione la visitò, ne rimase colpito e,
ricevuto il permesso dal cardinale Schuster, fece inviare foto e
incisioni all'ingegnere. In pochi giorni il nuovo disegno era
pronto.
Le scelte decisive
Nel progetto fu mantenuto lo stile della basilica milanese, con
alcune varianti: l'aggiunta del pronao e l'introduzione dell'arco
trionfale tra la chiesa e il sancta sanctorum. Anche la cripta fu
pensata in modo da risultare ben visibile e spiritualmente
centrale.
L'obiettivo restava chiaro: una casa degna della Madonna, capace
di accogliere il popolo e di favorire una devozione viva, semplice
e profonda.
Costruzione e Provvidenza
L'avvio del cantiere
Il progetto presentato alla commissione diocesana venne
approvato all'unanimità. Il 3 maggio 1938 don Perduca diede la
prima vangata per l'inizio delle fondamenta; il 15 maggio,
delegato dal vescovo Melchiorri, benedisse e pose la prima
pietra alla presenza di autorità, sacerdoti, chierici e
popolo.
Il Canonico seguiva acquisti, impianti, paghe e organizzazione
del cantiere; don Sterpi avviava e assisteva chierici e
sacerdoti impegnati come manovali. Fin dai primi giorni
Bianchi e l'ingegner Bruzzo tracciarono sul campo le misure,
mentre don Orione insisteva: "Avanti, avanti ancora!".
La "santa fatica"
Il ritmo dei lavori fu vertiginoso: da maggio a ottobre lo
scavo sparì e i muri maestri salirono rapidamente, grazie a
manovalanza abbondante e ben organizzata.
Don Orione descriveva i suoi preti e chierici come "facchini
di Dio": facevano calce, portavano pietre e mattoni, lavorando
insieme agli operai dell'arte muraria. Il 21 ottobre 1938 fu
posta la prima tegola sul tetto; il 29 ottobre venne collocata
l'ultima.
Difficoltà economiche e fiducia
Non mancarono difficoltà economiche: le somme iniziali della
famiglia Perduca si esaurirono presto nelle fondamenta, mentre
materiali e operai dovevano essere pagati con regolarità.
"La Madonna i suoi Santuari se li costruisce e paga da sé".
È celebre l'episodio narrato da don Orione: pregando davanti
alla Madonna chiese "almeno un po' di affitto" per una urgenza
del cantiere. Poco dopo arrivò un'offerta inattesa, letta da
tutti come segno concreto della Provvidenza.
Il 2 novembre 1938 il parroco don Felice Ciparelli celebrò nel
Santuario la prima Messa solenne: una tappa decisiva prima del
completamento finale e dell'inaugurazione.
L'inaugurazione del 26 maggio 1939
L'inaugurazione fu fissata al 26 maggio, a un anno esatto
dall'inizio dei lavori. Don Orione preparò l'evento con grande
cura e invitò i fedeli con migliaia di volantini: "La Madonna vi
chiama: ascoltate la sua voce".
Nei giorni precedenti, il triduo predicato da don Sparpaglione
vide ogni sera la chiesa gremita. Il 26 maggio 1939 Fumo visse una
giornata straordinaria: nonostante la pioggia notturna, fin dal
mattino il piazzale era pieno di fedeli in attesa dell'apertura
del Santuario.
Alle 8 giunse il vescovo Melchiorri per il rito di benedizione.
Seguirono la processione con la statua della Madonna nella sua
sede, la prima Messa solenne celebrata dal canonico Perduca e il
pontificale del vescovo Alfredo Viola.
I canti sacri, le bande musicali, la processione au flambeaux, la
supplica e la benedizione conclusiva segnarono una festa
memorabile. Su questo schema si modellarono poi le feste annuali
del Santuario.
Il gruppo ligneo dell'apparizione
Durante il triduo del maggio 1939 don Orione ricordava che il
nuovo tempio era una grazia da accogliere con gratitudine, senza
superbia, chiedendo alla Madonna di attrarre tante anime a Cristo
e ai sacramenti.
L'anno seguente, il 25 maggio 1940, arrivò a Fumo il gruppo ligneo
dell'apparizione, opera della scuola Moroder di Ortisei,
accompagnato da cortei di pellegrini e da un continuo alternarsi
di preghiere e canti.
Nei pressi di Casteggio la partecipazione assunse proporzioni
eccezionali; il giorno successivo la folla era così numerosa che
la predicazione dovette essere fatta dalla porta centrale
spalancata. Non era più solo novità: cresceva la certezza che
questa casa di Maria fosse luogo di benedizione e di grazie.
L'incoronazione della statua (1954)
Ogni anno, attorno alla festa del 26 maggio, sacerdoti, religiosi
e fedeli offrirono doni per abbellire la casa della Madonna. Tra
le opere principali:
- le artistiche stazioni della Via Crucis (1942),
- l'altare di San Giuseppe (1943) e il tabernacolo (1944),
- pavimento e mosaici della cripta (1946-1949),
-
pavimento del santuario, vetrate e decorazioni delle cappelle
(1950-1953).
Il 25 maggio 1954, Anno Mariano, avvenne in forma solennissima
l'incoronazione della Madonna. Una lapide marmorea in cripta
ricorda l'evento e il legame con la benedizione di Papa Pio XII,
presente in spirito.
A presiedere il rito fu il vescovo di Tortona, mons. Egisto
Domenico Melchiorri: l'incoronazione divenne il segno visibile di
una devozione popolare ormai radicata e condivisa.
Eredità spirituale
Il destino del Santuario è riassunto nelle parole profetiche di
don Orione: Maria Santissima, anche da questo luogo, avrebbe
chiamato molte anime e fatto sentire ai cuori i conforti
spirituali della grazia del Signore.
La storia di Fumo resta la storia di una comunità che ha unito
fatica, preghiera e carità concreta, trasformando un desiderio
semplice in un'opera stabile di fede.
Il messaggio rimane attuale:
onorare la Madonna, condurre le anime a Cristo e custodire un
luogo di pace per tutti.
Per questo il Santuario continua ancora oggi a essere luogo di
preghiera, celebrazione e pellegrinaggio, memoria viva della
Provvidenza e della devozione mariana nel territorio.
"Ho fiducia che Maria Santissima vorrà chiamare molte anime e far
sentire ai cuori i conforti spirituali della grazia del Signore".